Reazione alle elezioni europee del 25 maggio 2014. 
Il termine “terremoto”, “shock”, “scandalo” è stato ripetuto all’infinito per descrivere il voto europeo.
Ma davvero — che cosa c’è di sorprendente? Ogni idea, ogni progetto ha un punto di massima efficienza, un apogeo. Se non ci si ferma al momento giusto, inizia la decadenza. Troppo è troppo. Bisogna sapersi fermare.
Questo destino è toccato alla magnifica idea europea. L’apogeo del progetto è stato il 1 gennaio 1993, quando il Mercato unico ha veramente visto il giorno. L’Europa aveva realizzato qualcosa di fantastico mettendo in pratica le Quattro Libertà della circolazione: merci e servizi, persone, manodopera, capitali. Niente più dogane, niente controlli ai confini. Un piccolo paradiso: vivete e lavorate dove volete, producete, comprate, vendete dappertutto — tutto è diventato possibile in questo mercato promettente e meraviglioso.
Bisognava fermarsi lì perché c’era proprio l’apogeo del progetto europeo. L’UE avrebbe dovuto restare un organismo di sorveglianza leggero e discreto, con il solo obiettivo di far funzionare il mercato unico e le sue Quattro libertà, magari proponendo qualche standard industriale e ambientale, armonizzando qualche normativa — e basta.
Invece l’Unione è diventata un colosso burocratico che pretende di dirci come vivere, una cassa di prelievi tratti dalle nostre tasche, una fabbrica di direttive inutili, un apparato ripiegato su una sola ossessione: espandersi ancora e ancora. L’Unione Europea è diventata un vero mostro che finanziamo noi.
È normale cha la gente non voglia più questo casino.